Sanremo, alla scoperta del nuovo Museo Civico di Palazzo Nota

Il 2017 a Sanremo è iniziato con l’inaugurazione della nuova sede del Museo Civico presso Palazzo Nota. L’edificio è situato all’ingresso della Pigna, ovvero del centro storico della Città dei Fiori. Per l’occasione gli attori del Teatro dell’Albero hanno rappresentato la commedia “Gl’innamorati” di Carlo Goldoni nelle sale recentemente restaurate. Il nuovo Museo, infatti, intende essere un polo culturale attivo, nonché il racconto della città e del comprensorio, anche grazie ai tablet di cui saranno dotati i visitatori. Non si poteva trovare un modo migliore per cominciare: Alberto Nota fu un importante magistrato e commediografo della prima metà dell’Ottocento, il quale si ispirava a Goldoni ed è annoverato tra i maggiori drammaturghi della comédie larmoyante in Italia. Le collezioni museali sono state trasferite nel secentesco Palazzo del Commissario, ossia del governatore genovese della Riviera di Ponente, quando Sanremo era sotto il dominio della Superba. Lo stemma marmoreo con la palma e il leone rampante, posto sopra il portone, rammenta che in seguito la costruzione ospitò il Comune matuziano sino al secondo dopoguerra. Il Museo Civico è dislocato su tre piani: al pianterreno l’infopoint, il bookshop e lo spazio per le mostre temporanee, al primo piano la parte archeologica, infine la pinacoteca. La sezione dedicata all’archeologia custodisce tracce dal Paleolitico all’età romana. Nella sala della preistoria si documenta la frequentazione di coste e valli a partire dall’Uomo di Neandertal. Si tratta di utensili in pietra, resti umani e animali e corredi funerari. Alla protostoria risalgono i castellari, fortificazioni d’altura delle popolazioni liguri dal V al II secolo a.C. In epoca romana è provata l’esistenza della Villa Matuciana, insediamento urbano nei pressi dell’odierna Concattedrale di San Siro; di un’imponente struttura residenziale e termale in zona Foce nel I secolo d.C. (stessa datazione della villa romana di Bussana); e di una Gens Urbicia, il cui sigillo bronzeo “Urbicia Vivas” è stato rinvenuto negli scavi del Solaro. All’interno della pinacoteca il visitatore viene rapito e trasportato indietro nel tempo dalle opere pittoriche di artisti della Belle Epoque, un periodo di splendore per Sanremo. Il patrimonio comunale, sapientemente valorizzato, conta le firme di: Allavena, Amoretti, Anfossi, Bargiggia, Beltrame, Bertolotti, Carlo, Discovolo, Ferrari, Grosso Alberto e Giacomo, Karlo, Lear, Legnani, Moretti, Orvieto, Pasquali Nello e Vincenzo, Raimondi, Rubino, Salesi, Stracciari e Welters. Nei loro lavori si apprezzano degli scorci evocativi del litorale oppure del meraviglioso entroterra, i colori vivaci e la luminosità intensa della Riviera ponentina, il tutto filtrato attraverso le differenti sensibilità, stili e tecniche di tali pittori, presenti nella Città dei Fiori a cavallo fra Ottocento e Novecento. Essi amavano altresì ritrarre la vicina Costa Azzurra ed Edward Lear ci ha lasciato una suggestiva veduta di Eze, un olio su tela del 1864, dove il panorama dell'”azzurro capovolto che riflette il cielo”, prendendo in prestito le parole dal cantautore Roberto Vecchioni, è da mozzare il fiato. Lear fu un illustratore inglese e uno dei più conosciuti scrittori nonsense, che trascorse gli ultimi anni a Sanremo, dove si spense il 29 gennaio 1888. Questo narra di quando la Città dei Fiori era meta prediletta di villeggiatura e di cura per il turismo nordeuropeo. Il percorso espositivo è impreziosito dalle sculture in bronzo di Franco Bargiggia, come l’aggraziata Maternità del 1933-36, e da quelle in gesso, studi e modelli di Vincenzo Pasquali e del figlio Nello. Vincenzo Pasquali, di origini toscane, visse a Sanremo dal 1915 alla morte nel 1940, adornando ville, giardini e monumenti funebri per una ricca committenza borghese e aristocratica. Per il Comune nel 1924-26 portò a compimento la celebre Primavera, statua liberty floreale divenuta emblema della Passeggiata Imperatrice e della città intera. Al figlio Nello appartiene la Ventata, dinamico bozzetto del 1933-34: la fanciulla sembra essere sospinta dal vento e il volto segue il movimento dei capelli e dell’ampio velo gonfiato dall’aria. Dopo aver ammirato il Giudizio di Salomone, uno stupefacente arazzo in lana e seta di manifattura fiamminga del principio del XVIII secolo, si giunge alla sala con le figure risorgimentali di Giuseppe Garibaldi e Giovanni Ruffini. Segni del passaggio dell’Eroe dei due mondi sono disseminati, in particolare, nell’area del porto vecchio. All’incrocio di via Gaudio e via Nino Bixio una lapide lo commemora: “Da questa casa Giuseppe Garibaldi nel dì 22 settembre 1848 confortò il popolo a non disperare nelle sorti d’Italia”. E nel piazzale intitolato alla Guardia Costiera un’antica ancora ad una sola unghia, tipica delle imbarcazioni sanremasche dette scune e usate per il commercio non soltanto nel Mediterraneo, ricorda la vicenda di Capitan Pesante, che a bordo della Costanza insegnò le regole e i trucchi della navigazione al giovane Garibaldi. Ruffini! Chi era costui? Un membro della famiglia dei marchesi Curlo di Taggia, un patriota mazziniano e un letterato: scrisse, per esempio, il libretto del Don Pasquale di Gaetano Donizetti. Il nuovo Museo, inoltre, racchiude la sala permanente Antonio Rubino con dipinti e disegni del Maestro, la sua attività per l’infanzia sul Corriere dei Piccoli e dei manifesti pubblicitari. Il famoso disegnatore nacque a Sanremo nel 1880, rimase sempre legato al territorio e morì a Bajardo, paese dell’entroterra, nel 1964. Si dimostrò fortemente influenzato dal gusto floreale dell’Art Nouveau. Sulla parete spiccano due tempere di grande formato: la Moda (Haute Couture) del 1947 e la Faunetta del 1924. Quest’ultimo pannello abbelliva il salone dello stabilimento balneare Morgana, aperto nella Città dei Fiori il 17 luglio 1924. Una curiosità: fu proprio Rubino a scegliere il nome di Morgana per i bagni e ne realizzò il ciclo decorativo e i cartelloni pubblicitari. Sono messi in mostra anche due bozzetti per tessuti, che testimoniano la mescolanza tra arte e design nella produzione della MITA 1926-76, fondata a Genova Nervi da Mario Alberto Ponis. Per gli appassionati d’arte contemporanea, Palazzo Nota espone alcune opere di Giannetto Fieschi, considerato fra i pittori e incisori di maggior rilievo del secondo dopoguerra. Le caratteristiche distintive sono la dimensione onirica e le creazioni su supporti di recupero. L’autore ne fece dono alla città quando vi soggiornò. Con una simile ricchezza e varietà storica, artistica e culturale, una mezza giornata al Museo Civico di Palazzo Nota costituisce sicuramente un’esperienza consigliabile ad abitanti e turisti.

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