Mozart, Beethoven e Mendelssohn in musica eseguiti da Hector Guzman

Nuovo appuntamento con l’Orchestra Sinfonica di Sanremo il 29 aprile, alle 16:30 al Teatro Centrale di Sanremo. Il maestro Hector Guzman alla direzione d’orchestra ci guiderà in un itinerario musicale che comprende tre fra i più grandi nomi della classica a cavallo fra Settecento ed Ottocento: Wolfgang Amadeus Mozart, Felix Mendelssohn e Ludwig Van Beethoven.

E’ proprio quest’ultimo ad aprire la programmazione del concerto. Verrà infatti eseguita l’Ouverture in do minore op. 62 del Coriolano, una composizione che Beethoven scrisse per la messa in scena della tragedia del 1804 di Heinrich Joseph Von Collins, ispirata alla celebre storia, inscenata anche da Shakespeare tre secoli prima, di Caio Marzio Coriolano. Plutarco tramanda nei suoi scritti la vicenda di questo generale romano tradito e traditore, che dopo aver condotto vittorioso l’assalto alla città volscia di Corioli (da qui il nome), viene esiliato da Roma.

Il rapporto di Beethoven con le forme di teatro associate alla musica, come il balletto e soprattutto l’Opera, rimane sempre piuttosto marginale durante la sua ampia produzione musicale, che spazia dalla Sinfonia alla musica da camera. L’Ouverture scritta per il Coriolano, sebbene rimanga ancora nel novero dei suoi lavori più amati ed eseguiti in tutto il Mondo, ne è uno dei pochi esempi: Beethoven musicò una sola opera in vita sua, il Fidelio op. 72 su libretto di Joseph Sonnleithner, e scrisse non più di una decina di musiche di scena per altre opere, fra le quali l’Egmont op. 84, Le rovine di Atene op. 113 e La consacrazione della casa op. 124, che rimangono le più conosciute ed eseguite. Comunque, il genio e il carattere prettamente tedesco del compositore di Bonn emergono anche nella scrittura delle ouverture che egli come si è detto con coltivò molto durante la sua vita. L’ouverture di stampo italiano, di cui fu maestro indiscusso Gioacchino Rossini, veniva intesa come semplice pezzo introduttivo, avulso dall’opera vera e propria, una specie di “campanello d’allarme” per avvisare lo spettatore dell’inizio dello spettacolo: all’interno di essa non figurano le tematiche musicali e narrative che poi ritroviamo nell’opera che stiamo per vedere. L’ouverture tedesca, e quindi anche quella del Coriolano, si ripropone invece di costituire una sorta di “sinossi” introduttiva all’opera che ne ricostruisca in musica gli aspetti salienti: ecco quindi il potente e minaccioso tema in do minore che rappresenta la rabbia e la voglia di vendetta di Coriolano, che si è alleato con i suoi vecchi nemici, i Volsci, per porre assedio a Roma che lo ha esiliato; ecco il tema centrale in mi bemolle che rappresenta la madre di Coriolano, Veturia, che lo scongiura ed infine lo persuade a desistere dall’attacco, ed ecco di nuovo il ritorno del primo tema: la morte del generale per mano degli stessi Volsci che si considerano anch’essi traditi da lui.

Il concerto continua con Wolfgang Amadeus Mozart e la sua Sinfonia n. 36 K425, detta “Linz”. Mozart scrisse questa sinfonia in soli quattro giorni tra ottobre e novembre del 1783 mentre era in sosta a Linz (da qui il nome) durante il suo viaggio di ritorno da Vienna a Salisburgo, sua città natale. Una delle più amate sinfonie di Mozart, ed anche una delle ultime, preannuncia la grandezza dei più famosi lavori sinfonici del compositore, ovvero la celeberrima Sinfonia n. 40 K550 in sol minore e la cosiddetta Jupiter, ovvero la n.41 in do maggiore ovvero le sue ultime due sinfonie.

L’evento si chiude con l’esecuzione di un pezzo di Felix Mendelssohn, la Sinfonia n. 4 op. 90 in la maggiore, la cosiddetta “italiana”. Come avviene per la Scozzese op. 56 e per altri suoi importanti lavori come il poema sinfonico La grotta di Fingal op. 26, l’”ispirazione” per questa sinfonia deriva dal giro d’Europa che il compositore effettuò tra il 1829 e il 1831. Si tratta di un lavoro che, lungi dall’avere un intento descrittivistico o dal voler riproporre temi di musica popolare italiana, vuole esprimere in musica la solarità e l’esuberanza dei paesaggi e dei popoli italiani, nelle quali l’ottimismo e la sostanziale gioiosità del carattere del compositore si rispecchiava.

In una lettera datata 10 novembre 1830 Felix scrive questo a suo padre Abraham:

“Questa è l’Italia! Ora è iniziato ciò che ho sempre pensato che sarebbe stato la gioia più grande della mia vita. E mi sta piacendo! La giornata di oggi è stata così intensa che ora, giunta la sera, devo riprendermi un attimo. E così vi sto scrivendo per ringraziarvi, cari genitori, per avermi dato tutta questa felicità”.

E ancora scrive a Fanny, sua sorella, nel febbraio dell’anno dopo:

“La Sinfonia “Italiana” sta facendo grandi progressi. Sarà il pezzo più allegro che abbia mai scritto, in particolar modo per l’ultimo movimento. Non mi è ancora venuto in mente niente per il secondo movimento, credo che me lo terrò per quando arriverò a Napoli”.

La stesura della sinfonia ha però una storia travagliata: composta ben prima della Scozzese (a dispetto di quanto possa far pensare il numero d’opus) fu terminata nel 1833 a Berlino ma Mendelssohn ne era scontento a tal punto che ne intraprese vari rimaneggiamenti fino al 1837, con l’intento di continuare la revisione; non pubblicò mai la sinfonia sua sponte, finchè, 4 anni dopo la sua morte, nel 1851, il lavoro fu finalmente pubblicato postumo come op. 90.

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