Beethoven e Chopin in Musica al Teatro Centrale di Sanremo

Grande musica al Teatro Centrale di Sanremo: il 15 aprile l’Orchestra Sinfonica di Sanremo, diretta da Jonathan Schiffman, rinnova, in collaborazione col pianista Pietro de Maria, il proprio appuntamento con la classica in occasione della serie di concerti pomeridiani che ogni anno accolgono l’amore degli appassionati per la grande musica.
Il l confronto tra vecchio e nuovo, tra passato e presente è più che mai vivo. Alla testa del programma, a confrontarsi con i mostri sacri di Beethoven e Chopin, troviamo un giovane compositore e pianista emergente, Andrea Manzoli. E’ di questo trentatrenne originario di Atri (provincia di Teramo) il pezzo che apre l’evento: intitolato You must believe in spring, ed eseguito per l’occasione dal pianoforte di Pietro de Maria, è liberamente ispirato all’omonimo lavoro discografico del trio del pianista jazz Bill Evans, uscito nel 1981.

A seguire verrà eseguito il Concerto n.2 op. 21 in fa minore per pianoforte ed orchestra del compositore polacco di origine francese Frideryk Chopin (1810-1849). Il carattere prettamente romantico di questo importantissimo compositore dell’Ottocento si materializza in un pezzo quasi unico nella sua produzione musicale, anche se indubbiamente rappresentativo del suo stile: insieme al Concerto n.1 in mi minore op. 11, si tratta di uno dei pochissimi casi in cui elementi estranei al pianoforte solista, strumento che caratterizzerà la quasi totalità delle sue composizioni, intervengono nella sua musica. Chopin infatti, come Paganini per il violino e Berlioz per l’orchestra, si inserisce perfettamente nella figura del virtuoso-compositore che in quegli anni si stava affermando, ed in quanto esecutore specializzato nel proprio strumento, porta, un po’ come Liszt, porta le potenzialità del pianoforte agli estremi. La sua scrittura è, sia dal punto di vista tecnico che espressivo, uno degli ostacoli più difficili per la formazione di un pianista, ma al contrario di quanto si possa pensare, non è affatto improvvisata e scritta di getto nell’impeto dell’ispirazione di un momento, ma è frutto di un paziente labor limae che si concretizza soprattutto nelle raffinate fioriture della mano sinistra e nelle ampie e minuziose cadenze.

A chiudere quest’appuntamento con la Musica interverrà Ludwig Van Beethoven, di cui verrà eseguita la Sinfonia n. 2 op. 36 in re maggiore (1802-1803). Seconda delle nove sinfonie del compositore di Bonn, si tratta di uno degli ultimi lavori di quello che i critici chiamarono “primo periodo”. E’ in effetti una sinfonia che tiene ancora ben presente i modelli di Mozart ed Haydn, sovrani incontrastati della musica sinfonica del diciottesimo secolo da poco chiusosi, che si erano già concretizzati nel suo lavoro precedente, la Sinfonia n. 1 op. 21 in do maggiore; ma rispetto a quest’ultima, in questo lavoro orchestrale, sebbene ancora lontano dalla perfezione della Quinta e della Sesta op. 64 e dalla grandezza della Nona op. 125, si notano già elementi caratteristici del Beethoven secondo periodo che poi si manifesteranno appieno nell’imponenza della Sinfonia n. 3 op. 55 in mi bemolle maggiore, la cosiddetta “Eroica”.

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