Bach, Mendelssohn, Granados, Gershwin e molti altri: i grandi della classica alla Chiesa della Mercede

In occasione della rassegna di concerti Protagonista… pianoforte la Fondazione Orchestra Sinfonica di Sanremo rinnova il suo appuntamento con la classica in un esibizione musicale dedicata interamente al pianoforte, che si svolgerà il 13 febbraio alle ore 16 nella bellissima Chiesa di Nostra Signora della Mercede di Sanremo.

Il programma del concerto prevede diversi pezzi pianistici di grandi compositori in una cavalcata che spazia dal primo Settecento di Bach fino al Novecento di Gershwin e Piazzolla, passando per il romanticismo di Schumann e Mendelssohn e le sensuali sonorità iberiche di Granados, Mompou e Carrasco, per finire a compositori recenti meno conosciuti come Alberto Mozzati.

Apre l’evento un brano di uno dei più grandi compositori della storia, il tedesco Johann Sebastian Bach (1685-1750). Balzaretti eseguirà infatti la Sarabanda della Suite francese n.5 BWV 816 in sol maggiore, la quinta delle famosissime 6 opere per clavicembalo – l’ “antenato” del pianoforte – scritte da Bach tra il 1722 e il 1725 e conosciute come Suites francesi. Come spesso accadeva nell’ambito della Musica, questa denominazione non fu decisa dal compositore ma venne affibbiata nel 1762 dal critico musicale Friedrich Wilhelm Marpurg per distinguere queste composizioni dalle loro più conosciute opere sorelle, le Suites inglesi; il nome Suites francesi fu poi reso popolare dal biografo di Bach, Johann Nikolaus Forkel, nel 1802. La straordinarietà delle Suites di Bach, che le rende ancor oggi dopo quasi tre secoli fra le opere più amate ed eseguite del compositore di Eisenach, è il sapiente movimento delle parti e la precisa struttura del contrappunto, ovvero l’incastro tra le linee melodiche delle due mani: sebbene alla prima impressione Bach possa sembrare di facile esecuzione perchè privo di complessi virtuosismi, la presenza frequentissima delle legature di valore nelle voci che si intersecano rende la precisione nella diteggiatura e in ogni segno di espressione un requisito fondamentale – ed un arduo ostacolo da superare per tutti i pianisti, anche i più  preparati – per l’esecuzione accurata e completa del pezzo. La Sarabanda in particolare, che in origine indicava una danza solenne di origine spagnola, è un movimento caratterizzato da un lento ritmo ternario che divenne tipico della suite barocca (solitamente lo si trova dopo la Corrente) e necessita di un livello di preparazione nel pianista da non sottovalutare.

Il concerto prosegue con l’esecuzione dell’Allegro e dell’Andante della cosiddetta Sonata facile in do maggiore K545 di Wolfgang Amadeus Mozart (1735-1791), una composizione caratterizzata da un’incredibile freschezza e vitalità, ben nota ai pianisti che per le prime volte si avvicinano al genio artistico dell’eccellente compositore di Salisburgo. Lo stesso Mozart la definì una sonata “à l’usage des commençants”, ma in verità ogni pianista sa che come in ogni composizione per pianoforte del musicista necessita una particolare pulizia ed accuratezza nell’esecuzione delle veloci scale della mano destra.

Si passa poi in un mood prettamente romantico con le splendide Romanze senza parole (Lieder Ohne Worte) di Felix Mendelssohn-Bartholdy (1809-1847), una serie di 48 composizioni pianistiche divise in 8 libri, fra le quali verranno eseguiti tre pezzi a scelta. Fra le Romanze di Mendelssohn particolarmente famoso rimane il cosiddetto Canto di Primavera, la romanza n. 6 del libro 5, op. 62, caratterizzato da una particolare squillante vivacità e solarità, uno dei tratti che contraddistingue lo stile compositivo del compositore di Amburgo.

Si rimane ancora nell’aura intima e sognante del romanticismo col celeberrimo e magnifico Notturno op. 9 n.2 in mi bemolle maggiore del polacco naturalizzato francese Fryderick Franciszek Chopin (1810-1849), in assoluto uno dei compositori per pianoforte più famosi e amati. Dopo il Notturno, che raggiunge punti di lirismo inarrivabili, ecco approdare la frizzantezza delle mazurche op. 68, le ultime quattro delle oltre 69 mazurche composte da Chopin nell’arco della sua vita. La mazurca è un tipo di composizione al quale Chopin si rivelò sempre affezionato e la grandezza del suo genio seppe attingere dalle melodie popolari di quelle danze tradizionali polacche e reinventarle creando un nuovo ed originale genere che si discosta da ciò che lo ha ispirato pur mantenendone lo spirito. Le mazurche dell’opera 68 sono composizioni tarde e mature (particolarmente conosciuta è la terza, in fa maggiore) ma conservano lo spirito delle altre più giovani opere del genere nel catalogo del compositore.

Si continua con Franz Schubert (1797-1828) e la sua Ständchen (“Serenata”), tratta dalla collezione di 14 lieder chiamata Schwanengesang (“Canto del cigno”) D957, originariamente composti per voce solista e pianoforte ed eseguiti per l’occasione nella trascrizione per pianoforte solo di Franz Liszt. Fra le pagine scritte da Schubert, le raccolte di lieder sono sicuramente fra le più pregnanti e poetiche, e quelli del grande compositore austriaco sono diventati a ragione i lieder per eccellenza e antonomasia della musica classica: lo Schwanengesang, assieme al Die Schöne Müllerin e al Winterreise, è la collezione più famosa e pure l’ultima di questo prolifico e prematuramente scomparso compositore, e la mano esperta di Liszt ha saputo riadattare queste pagine per l’esecuzione allo strumento solista senza intaccarne l’originaria bellezza.

Arriva poi Robert Schumann (1810-1856), tormentato compositore tedesco, e la sua Arabesque op. 18, caratterizzata dalla solita freschezza della scrittura giovanile per pianoforte di Schumann.

L’atmosfera si sposta poi dall’austera Mitteleuropa alle calde e sensuali regioni della Spagna e dell’America Latina, con un quartetto d’eccezione formato da Enrique Granados (1867-1916) e la sua Andaluza, tratta dalle 12 danças españolas  per pianoforte, dall’ingiustamente poco conosciuto Frederic Mompou (1893-1987) ed una delle sue Canciones y danças, da Astor Piazzolla (1921-1992), acclamato autore argentino famoso per il suo Libertango, e di cui verrà eseguita Milonga del Angel (1993), ed infine da Alfredo Carrasco (1875-1945), poeta e compositore messicano conosciuto universalmente per il suo tango Adiòs.

Ci spostiamo infine, alla fine del concerto, verso un poco conosciuto ma illustre compositore, insegnante di musica e pianista milanese non vedente, recentemente scomparso, ovvero Alberto Mozzati, di cui verrà suonata una sua Beguine, e verso George Gershwin (1898-1937), uno dei più  acclamati compositori americani del ‘900, noto ai posteri per il suo stile compositivo che spazia dal classico al popolare unendoli  alle forti influenze jazz e dixie dei tempi. Di Gerswhin verrà eseguita la canzone The Man I Love, scritta da George a quattro mani col fratello maggiore Ira, una sofferta ballata che racconta la passione di una donna che immagina l’uomo che vorrebbe amare, e portata al successo da varie star tra le quali Ella Fitzgerald e Billie Holiday.

Al pianoforte per il concerto troviamo Carlo Balzaretti, pianista universalmente acclamato e dalla personalità musicale poliedrica. Vincitore di diversi premi nazionali ed internazionali di notevole importanza, ha persino rappresentato l’Italia in occasione delle rassegne Concerti per l’Europa  del 1989 e del 1990 organizzate dalla Comunità Economica Europea e trasmesse via satellite dalla RAI. Intensa è la sua attività all’estero: nel marzo 1993 ha debuttato al Kennedy Center con la Melos Symphony Orchestra, guadagnandosi l’ammirazione del Washington Post che così ha commentato la sua esibizione: “Carlo Balzaretti ha dato prova di essere un eccellente solista nel Concerto per pianoforte ed orchestra K491 di W. A. Mozart. Ha sedotto il pubblico con una solida tecnica mozartiana ed una intelligente concezione della composizione.”

Tutt’ora è occupato nell’ambito della didattica pianistica ed è Direttore del Conservatorio L. Marenzio di Brescia.

L’ingresso al concerto è completamente gratuito.

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